ATLANTIDE

 

Atlantide. Il famoso continente perduto.Ma è esistito veramente? Platone ne parla in una sua opera come se fosse stata un enorme isola situata dopo le colonne di Ercole, quindi dopo lo stretto di Gibilterra che separa la Spagna dal Marocco. Quest'isola era abitata da una civiltà molto più evuluta delle altre presenti sull'intero pianeta. Avevano un esercito fortissimo e capace di conquistare l'intera Europa. Infatti, secondo vari scritti, riuscirono a conquistare l'Europa fino ad arrivare alla città di Atene. Fu l'unica città che riuscì a sconfiggere l'esercito di Atlantide e constrise gli atlantidei a ritornare sui loro passi. L'opera di Platone descive gli atlantidei come una popolazione che si basava molto sulla magia. Erano arrivati a un livello estremo che erano capaci di fare qualsiasi cosa con l'utilizzo della magia. Era un popolo bellicoso e incominciarono a lottare tra di loro. Questo scaturì l'ira degli Dei che fecero affondare l'isola nelle profondità dell'oceano. I pochi atlantidei che riuscirono a salvarsi fuggirono in America del Sud e crarono la popolazione dei maya (questo secondo molti ricercatori) e alcuni si rifugiarono in Egitto e diedero dei consigli ai faraoni su come costruire le piramidi.

Ci sono tuttora degli studiosi che cercano di capire se Atlantide sia esistita o meno. Ultimamente è stato ritrovato un vaso di terracotta su cui vi è rappresentata una specie di cartina. Questa cartina riguarda tutto il mondo conosciuto per quell'epoca e al di là dello stretto di Gibilterra c'è un immensa isola e probabilmente si tratta i Atlantide. Ammesso che questo vaso rappresenti il vero su quest'isola sono presenti una grande quantità di vulcani. Ora immaginate chee questi vulcani si mettessero tutti assieme a eruttare, l'intera isola searebbe in preda a tremendi terremoti fino a spezzars in mille isolotti. Secondo questi studiosi che hanno in mano il vaso è successo proprio così. Ora quelle isole corrisopnderebbero alle Azzorre.

Proprio vicino a queste isole un pescatore aveva visto sott'acqua una strana configurazione delle rocce che assomigliava ad una strada. Studiando più da vicino la conformazione si è capito che quella era proprio una strada visto che è stata trovata anche una pietra con inciso un volto umano che sicuramente la natura non sarebbe mai riuscita a scolpire. Ma questo non vuol dire che la strada era un oper degli atlantidei.

Il mistero rimane insoluto. Atlantide è esistita? I maya e gli egizi hanno avuto degli aiuti esterni per poter fare le loro opere? Come fanno a sparire continenti interi come Atlantide, Lemuria e Mu? Pura immaginazione o realtà?

Testo a cura di Max


 
La riscoperta di Atlantide

Atlantide, il leggendario continente perduto, è realmente esistito? E se è così, dove si trovava? Nell'Oceano Atlantico o nel Mar Mediterraneo?
Il primo riferimento ad Atlantide lo troviamo negli scritti di Platone, più precisamente nei dialoghi Timeo e Crizia datati intorno al 340 a. C.. In queste due opere si narra, fra l'altro, del viaggio compiuto in Egitto, cinquecento anni prima, dal legislatore greco Solone. Qui, al cospetto dei sacerdoti di Sais (l'antica capitale amministrativa del regno), Solone sentì raccontare una storia a proposito di una civiltà molto più antica di quella greca, esistita migliaia di anni prima (novemila per la precisione). Una civiltà progredita sorta su un'isola nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico.
"Questo mare (l'oceano Atlantico) era allora navigabile - troviamo scritto nel Timeo - e aveva un'isola innanzi a quella bocca, che si chiama, come voi dite, Colonne d'Ercole. L'isola era più grande della Libia e dell'Asia riunite, e i navigatori allora potevano passare da quella alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente opposto, che costeggiava quel vero mare (...) Ora in quest'isola Atlantide v'era una grande e mirabile potenza regale, che possedeva l'intera isola e molte altre isole e parti del continente. Inoltre di qua dallo stretto dominavano le regioni della Libia fino all'Egitto e dell'Europa fino alla Tirrenia".
Secondo la versione di Platone, gli atlantidei erano una razza di dominatori che estesero la loro influenza nei paesi del Mediterraneo, intraprendendo molte campagne di conquista ed entrando in conflitto con gli antichi ateniesi. Proprio durante una di queste battaglie si verificarono cataclismi naturali di grande portata che decretarono la fine dell'isola di Atlantide.
Leggiamo, infatti, ancora nel Timeo:
"(...) nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni nello spazio di un giorno e di una notte tremenda, tutti i vostri guerrieri sprofondarono insieme dentro terra, e similmente scomparve l'isola Atlantide assorbita dal mare; perciò ancora quel mare è impraticabile ed inesplorabile essendo d'impedimento i grandi bassifondi di fango, che formò l'isola nell'inabissarsi".
Quanto di ciò che descrive Platone è un'invenzione, e quanto invece corrisponde a fatti accaduti realmente in un remoto passato? 
Ufficialmente la tendenza degli archeologi è quella di considerare Atlantide come un'invenzione letteraria. Tuttavia, uno strappo alla regola viene fatto se si prende in considerazione l'ipotesi che la vicenda del continente perduto non sia altro che la descrizione (distorta a fini letterari) della scomparsa civiltà cretese. Questa teoria, molto amata dagli accademici, presuppone che l'ubicazione dell'isola sia nel cuore del Mediterraneo. Nel 1967, l'archeologo greco Marinatos portò alla luce sull'isola di Santorini, nel Mare Egeo, i resti di insediamenti umani risalenti al 2500 a. C.. L'isola, un tempo chiamata Thera, era abitata da una civiltà evolutasi in completa autonomia che intratteneva un fiorente commercio con la civiltà minoica e con altri paesi dell'Egeo. Thera fu abbandonata improvvisamente intorno al 1520, quando la popolazione, allarmata da violente scosse di terremoto, ritenne più opportuno imbarcarsi con i propri averi e migrare in luoghi più sicuri. Poco dopo vi fu un'eruzione vulcanica e, infine, l'isola esplose con un impressionante boato udito a oltre 3.000 km di distanza. L'eruzione, quattro volte più potente di quella del Krakatoa avvenuta nel 1883 vicino a Giava, seppellì completamente la città abbandonata e coprì vaste zone dell'isola con uno strato di cenere di circa 30 metri. Quaranta anni dopo il cono del vulcano sprofondò in mare sollevando altissime onde che, secondo alcuni, furono la causa della distruzione repentina della civiltà di Creta.
A credere nell'Atlantide mediterranea sono in molti. Il sismologo greco Galanopoulos, ad esempio, sostiene che i 9.000 anni prima di Solone, menzionati da Platone, fanno coincidere Atlantide con Thera se togliamo da quel numero uno zero. E infatti 900 anni prima di Solone avvenne l'eruzione di Thera.
Tuttavia, per avvalorare questa ipotesi, dovremmo ignorare intenzionalmente molti altri dettagli della descrizione fatta da Platone, primo fra tutti il suo riferimento a un'isola oceanica.
La possibilità che sia esistito un continente nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico è davvero così remota? Un utile e documentato compendio per districarsi nella questione è il libro di Roberto Pinotti, I continenti perduti (Mondadori 1995), dove i diversi punti di vista vengono analizzati nel dettaglio. Sull'esistenza dell'Atlantide oceanica, infatti, le opinioni sono contrastanti, e in effetti esistono due scuole di pensiero al riguardo.
Da un lato gli studiosi americani sostengono che gli oceani del nostro pianeta esisterebbero da sempre negli stessi luoghi di oggi e quasi con le dimensioni attuali. Questa visione non lascia naturalmente spazio all'Atlantide, ma è una visione ampiamente contestata in altri ambienti scientifici. Gli studiosi russi, infatti, sostengono che dove oggi si trovano gli oceani un tempo potevano esserci ampi lembi di terraferma in seguito inabissatisi. Da questo punto di vista Atlantide appare più plausibile. Ma in che punto dell'Atlantico è possibile situare il continente perduto? Per lo studioso Nikolaj Jirov il sito più probabile è l'attuale altipiano subacqueo sul quale si trovano le isole Azzorre. Questo luogo, infatti, sembra corrispondere alla descrizione, fatta da Platone, di un'isola caratterizzata da una Catena montuosa e da una vasta pianura irrigata. Il sistema montuoso subacqueo Nord atlantico è composto da due catene di monti intervallate per l'appunto da una pianura. 
Ammettendo, dunque, che il luogo sia quello giusto, perché mai Atlantide sarebbe stata inghiottita dalle acque?
La risposta, secondo Jirov, è nella struttura dei fondali oceanici. Rilievi geologici hanno infatti dimostrato che le basi della catena sommersa Nord atlantica sono composte prevalentemente di basalto. Qualsiasi terreno basaltico in prossimità di un oceano tende a essere instabile e dopo essere emerso dalle acque può sprofondare. I continenti più antichi sono invece composti di granito, una roccia molto più solida e meno instabile. Orbene, Atlantide doveva essere un continente molto giovane (geologicamente, si intende) ed era quindi condannato fin dall'inizio. 
Quando sarebbe accaduto il cataclisma? Ricerche oceanografiche dei ricercatori russi fanno ritenere molto probabile una relazione tra l'inabissamento della catena montuosa (e quindi dell'Atlantide) e la fine dell'ultimo periodo glaciale in Europa e nel Nord America (12.000 anni fa). A quell'epoca il clima mutò in parecchie regioni del globo, la corrente del Golfo riscaldò il continente europeo e il regime delle acque dell'Artico si stabilizzò definitivamente.
Le prove a favore della possibile esistenza di un continente in mezzo all'Atlantico non sarebbero solo geologiche. Anche la biologia può aiutarci a chiarire il mistero.
Da sempre, infatti, sono osservabili analogie tra la fauna delle Azzorre, di Madera, delle isole Canarie, di Capo Verde, delle Antille e quella dell'America Centrale. Molte specie di farfalle, di lombrichi e di formiche tipiche delle Azzorre e delle Canarie si trovano infatti anche in America. La foca dal ventre bianco è una specie che non frequenta il mare aperto, ma rimane vicino alle coste. Ebbene, troviamo esemplari di questa specie sia nel Mediterraneo che in America. Gli antenati di questa foca hanno seguito forse una costa che oggi non esiste più?
E che dire dell'enigma degli elefanti? Platone cita, tra gli animali che si trovavano in Atlantide, proprio i pachidermi che hanno avuto origine in America. Nel mondo antico questa specie non esisteva, mentre compare più tardi in Africa. In che modo è avvenuta questa migrazione? Attraverso ponti di terra nell'Atlantico?
Lo stesso discorso vale per i cavalli, inizialmente abitatori del Nuovo Mondo, poi giunti nell'emisfero opposto e scomparsi nel paese natale, dove verranno reintrodotti dall'uomo nel XV secolo. E così pure i porcospini, alcuni mammiferi d'acqua dolce, rettili, molluschi, crostacei, vermi, ecc..
Certi animali, poi, avrebbero fatto il viaggio opposto; basti pensare all'antilope, originaria dell'Africa, ma presente anche sugli altipiani della Sierra Nevada.
Le stesse implicazioni valgono per la flora. I botanici Ungeer e Osvaldo Herr forniscono infatti ulteriori elementi per dimostrare l'esistenza di un continente terziario. La similitudine tra la flora miocenica dell'Europa Centrale e quella attuale dell'America Orientale è sorprendente e dimostra che certe piante sono migrate da un continente all'altro.
Tutte queste congetture sono affascinanti anche se possono in parte essere contestate senza prove più tangibili, come l'effettiva presenza di resti archeologici sul fondo dell'Oceano. Alcuni indizi in tal senso però esistono.
Nel 1968 un naturalista americano, Manson Valentine, scoprì che sotto pochi metri d'acqua al largo dell'isola di North Bimini (Bahamas) esistono alcune grandi pietre piatte e allineate che fanno pensare a una sorta di pavimentazione. Il caso fece scalpore e furono organizzate diverse spedizioni archeologiche. La conclusione a cui giunsero gli esperti, secondo alcuni un po' frettolosa, fu che si trattava in realtà di formazioni calcaree naturali.
Ma altre scoperte dovevano giungere, ancora una volta, dagli ambienti scientifici russi.
Nel 1974 la nave per ricerche oceanografiche Akademik Petrovsky fotografò i fondali intorno all'arcipelago delle isole Horseshoe, 450 chilometri ad ovest di Gibilterra. Al momento dello sviluppo si potè notare che la cima della montagna sottomarina Ampére, un altipiano subacqueo che si innalza dalle profondità oceaniche fino a 60 metri dalla superficie, mostrava insolite conformazioni sotto forma di grandi pietre apparentemente lavorate, enormi blocchi rettangolari che rammenterebbero i ruderi di antiche costruzioni in pietra.
Reperti sottomarini sono stati rilevati strumentalmente anche da altre spedizioni oceanografiche internazionali. Nelle isole Canarie, poi, esisterebbero alcuni tunnel subacquei in cui è possibile trovare resti di una civiltà precedente, quella indigena delle Isole. Questo, almeno, è quanto affermano i componenti di una spedizione italiana organizzata nel 1981 dalla rivista Mondo Sommerso. Il giornalista-esploratore Pippo Cappellano, capo della spedizione, ha visitato i tunnel sommersi personalmente e ha trovato lastroni squadrati di natura artificiale molto simili a un'antica pavimentazione.
Egli, pur lasciando ampio margine al dubbio, ha dichiarato: "Potrebbe essere l'Atlantide, forse no. Ma quello che abbiamo visto deve essere per forza la testimonianza di una grande città sommersa. Non è impossibile che migliaia di anni prima dei Guanchos (l'antica popolazione indigena delle Canarie) altri uomini abbiano costruito una città, scavato canali, e attrezzato porti. Ma ci vogliono le prove ...".
 

LA CITTÀ DEI CINQUE ANELLI

Questa è la descrizione fatta da Platone del continente atlantideo nei dialoghi Timeo e Crizia.
"Presso la pianura, nel mezzo, a distanza di circa cinquanta stadi, vi era un monte basso da ogni parte. C'erano due cinte di terra e tre di mare attorno al centro dell'isola, ad ugual distanza per ogni parte (...) Al centro c'era il tempio sacro a Posidone e Cleito, inaccessibile, circondato da una muraglia aurea (...) il tempio di Posidone era lungo uno stadio e largo tre pletri, d'altezza proporzionata a queste dimensioni (...) Rivestirono d'argento tutto il tempio al di fuori fuorché gli acroteri, che sono rivestiti d'oro (...) Attorno al tempio c'erano statue d'oro degli antichi dieci re di Atlantide e delle loro donne, e parecchie altre dedicate dai re e dai privati della stessa città o di quelle straniere a cui imperavano (...) Avevano due fonti, una fredda e una calda, molto copiose e adatte mirabilmente ad ogni uso per il diletto e la virtù delle acque. E vi stabilirono intorno case e piantagioni d'alberi, che amano l'umidità, e anche vasche, quali a cielo scoperto, quali invernali e coperte per i bagni caldi, da una parte quelle del re, da un'altra quelle dei cittadini, altrove quelle delle donne (...) L'acqua corrente la conducevano nel bosco di Posidone che, per la fecondità della terra, aveva alberi di ogni genere, di bellezza e altezza meravigliosa, e parte ne derivavano nelle cinte esteriori mediante canali lungo i ponti.
Ivi erano stati costruiti molti templi consacrati a molte divinità, molti giardini e ginnasi (...) Gli arsenali erano pieni di triremi e di tutti gli apparecchi necessari alle triremi, tutti in buon ordine (...) Al di là dei tre porti esteriori cominciava dal mare un muro circolare, distante per ogni parte cinquanta stadi dalla più grande cinta e dal più grande porto, e ritornava nello stesso punto presso la bocca della fossa situata verso il mare. Tutto questo luogo conteneva molte e frequenti abitazioni, e il canale e il porto più grandi erano pieni di navigli e di mercanti che venivano da ogni parte del mondo e sollevavano notte e giorno clamore e tumulto (...)".
In definitiva, emerge il ritratto di una terra fertile e ricca, in cui a un intenso sfruttamento agricolo si affianca una vivace attività commerciale. Basandoci sulla descrizione di Platone e convertendo opportunamente le misure da lui citate, possiamo immaginare Atlantide come un territorio di forma quasi rettangolare (540 x 360 km) circondato su tre lati da montagne e con una pianura centrale opportunamente irrigata e suddivisa in zone agricole di eguali dimensioni. La grande città di Atlantide sorgeva a sud ed era circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza è di circa settanta chilometri. Il nucleo della città, formata da un alternarsi di cerchie murarie e acquatiche, aveva un diametro di circa cinque chilometri. In complesso l'isola-continente di Atlantide aveva una superficie di poco inferiore a quella dell'Inghilterra.
Le istituzioni atlantidee derivavano dal fondatore della città, cioè Poseidone. A quanto pare si trattava di un impero di dieci stati confederati ognuno dei quali retto da un Re. Lo stato sovrano, comprendente anche la città di Atlantide, era a sua volta suddiviso in sessantamila distretti. Un'assemblea popolare quinquennale si riuniva per giudicare l'operato delle amministrazioni politiche.

 
 

ATLANTIDE E L'EGITTO

 

Nel 1460 il monaco Leonardo di Macedonia consegnò alla corte di Cosimo de' Medici la prima copia manoscritta del Corpus Hermeticum, giunta in Occidente dopo il Medioevo. Cosimo ne fece approntare una traduzione in latino a Marsilio Ficino nel 1463,  da quel  momento in poi il  Corpus Hermeticum entrava nella storia della scienza e del pensiero occidentale. Il Corpus Hermeticum è composto da 17 trattati, o logoi, ordinati dagli editori moderni da I a XIV e da XVI a XVIII, poiché nell'edizione del 1554 del Turnèbe dopo il XIV trattato furono inseriti  tre frammenti ermetici di Stobeo; e nell'edizione del 1574 del Flussas i tre frammenti di Stobeo vennero raccolti, assieme ad un brano tratto dalla "Suda", sotto il nome di XV logos. Naturalmente gli editori moderni pur mantenendo inalterata la numerazione, preferirono escludere il XV logos dalle proprie edizioni. La tradizione ermetica, tuttavia, possiede altri testi che il Corpus non comprende. Il più importante è l'Aslepio, che generalmente viene pubblicato come appendice del Corpus Hermeticum. L'originale greco dell'Asclepio è andato perduto e possediamo solo una traduzione latina. Questo trattato sembra essersi perduto in Occidente dopo Sant'Agostino e, attraverso alcuni autori, riprese a circolare solo dal XII secolo. Pare, quindi, che fosse questo scritto a mantenere viva la tradizione 
ermetica durante il Medioevo, essendo confluito nel Corpus Apuleiano. Abbiamo poi  gli estratti di Giovanni Stobeo (V secolo d.C.), il quale raccolse 27 frammenti ermetici e li inserì nella sua antologia ("Florilegium") dedicata al figlio Massimo. Tra i più importanti estratti ermetici di Stobeo, si può ricordare "La vergine del mondo". Inoltre ci sono riferimenti ad opere ermetiche nei padri della Chiesa (25 frammenti) e in filosofi pagani e cristiani, come Eusebio, Lattanzio, S.Cirillo, Giovanni Lido, Zosimo, Fulgenzio, Giamblico (di questi ultimi tre autori possediamo 3 frammenti), Sant'Agostino (già citato) ecc. Molti riferimenti all'ermetismo, inoltre, sono attribuiti all'Imperatore Giuliano l'Apostata. I testi del Corpus Hermeticum e dell'ermetismo hanno una storia complessa. Le teorie ermetiche risalgono all'epoca dei Tolomei (II secolo a.C.), fiorite probabilmente in ambiente Alessandrino. La loro sistemazione scritta, tuttavia, va dal I secolo al III secolo d.C.. L'ermetismo venne discusso da filosofi pagani e cristiani, influenzando sia le filosofie tardo-antiche sia il nascente cristianesimo. Il cristianesimo cercò di combattere le dottrine ermetiche dichiarandole eretiche. Infine, nel VI secolo, sembra che la letteratura ermetica si sia perduta nel nulla. Poi, nel XI secolo, Michele Psello, erudito bizantino, fa risorgere la tradizione ermetica e il Corpus Hermeticum. Con Psello si può ritenere conclusa la formazione del corpus che giungerà in Occidente nel 1460. I dialoghi ermetici vengono presentati come delle rivelazioni di Ermete Trismegisto (Ermete tre volte grande) agli uomini  riguardo la natura divina, l'antropogonia, la cosmogonia, l'escatologia, la filosofia religiosa ed altro. I personaggi dei testi ermetici, oltre a Ermete stesso, sono Iside, Aslepio (identificato con l'Egiziano Imhotep/Imouthes), Ammone, Horus, il figlio di Iside e Agathos Daimon (che corrisponde a Kneph). Inoltre, soltanto nei dialoghi ermetici appaiono personaggi come Poimandres, Tat (figlio di Hermes-Thot) e il sacerdote Bitys. Questi dialoghi, naturalmente, sono ambientati in Egitto. La figura di Ermete Trismegisto è estremamente interessante: Ermete fu identificato dai greci con il Dio egiziano Thot (Dio egizio Lunare della scrittura). Questa identificazione risale almeno ad Erodoto ed è presente in Platone nel "Fedro" (con il mito di Theut) e nel "Cratilo". Sappiamo quindi che Ermete e Thot erano associati all'invenzione della scrittura, alla medicina, al regno dei morti, alla capacità inventiva, alla frode e all'inganno. Inoltre sia Thot che Ermete avevano un ruolo 
demiurgico. Con questo, quindi, si può già capire perché i greci associarono i due Dei. I greci vedevano l'Egitto come la terra della conoscenza perduta di un tempo estremamente remoto, quindi il fatto di possedere in lingua greca scritti composti dallo stesso Dio Thot (Ermete), dava prestigio ai testi e conferiva loro importanza. Chiaramente testi scritti dallo stesso Dio della conoscenza erano qualcosa di incredibilmente importante e sacro. Una tradizione mitologica dice che l'Ermete dei testi del Corpus era nipote del vero Ermete Trismegisto e aveva tradotto dagli originali egiziani gli scritti di suo nonno. Quindi, se pensiamo che tutto ciò sia storico, il "vero Ermete" sarebbe vissuto poco prima dell'arrivo dei Greci di Alessandro Magno in Egitto. Ma credo proprio che dietro alla figura di Ermete e delle arcane conoscenze dell'Egitto ellenistico, ci sia qualcosa di più importante. Secondo gli studiosi, tutto l'apparato ermetico si sarebbe formato tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C. e sarebbe stato influenzato da platonismo, aristotelismo, stoicismo e giudaismo, ma  ciò non è vero. Sappiamo infatti che Platone viaggiò in Egitto, come facevano molti greci del suo tempo, per essere istruito dai sacerdoti egiziani, quindi quegli elementi che si ritrovano in Platone e che risultano simili alle dottrine ermetiche potrebbero avere la stessa fonte egizia. Aristotele era allievo di Platone, quindi influenzato dal suo maestro, e gli Stoici, per alcune questioni sulle divinità, si rifanno ad Eraclito, che è stato chiaramente influenzato dal pensiero egiziano.  Le somiglianze, quindi. sono facilmente spiegate supponendo la fonte comune egizia da cui tutti potrebbero aver attinto. Inoltre sarebbe logico il fatto che, al momento della fine della civiltà prettamente egiziana con l'inizio dell'Ellenismo (IV secolo a.C.), i sacerdoti d'Egitto avessero ritenuto opportuno tradurre in greco (la lingua culturale dell'epoca) dal geroglifico (che stava iniziando ad essere abbandonato) tutte le conoscenze che si preservavano in Egitto da millenni e che ora rischiavano di essere perdute; conoscenze, secondo i sacerdoti, importantissime per le generazioni future. 
Queste conoscenze venivano fatte risalire allo stesso Dio Thot. Si diceva che il Dio Ermete (Thot) fosse il nonno dell'Ermete traduttore,  ciò voleva solo significare che le conoscenze millenarie attribuite al Dio Thot venivano tramandate ai posteri in una nuova lingua. Finché i sacerdoti poterono conservare le proprie conoscenze nei templi, istruendo solo persone particolarmente degne di ricevere certi insegnamenti, lo fecero, ma quando si accorsero che ormai l'Egitto era in preda a culti stranieri importati dai greci e dalle altre comunità che giungevano nell'Egitto dei Tolomei, ritennero necessario divulgare queste conoscenze per chi sarebbe stato in grado di capirle. Probabilmente esisteva una sorta di setta che custodiva i segreti di Thot (forse come quella storicamente provata risalente ai tempi della costruzione delle piramidi: i seguaci di Horus); ma allora qual era la fonte principale delle conoscenze ermetiche? Lo stesso Dio? E, quando erano nate queste conoscenze? Ipotizzando (interpretazione evemeristica) che il dio Thot fosse un uomo di eccezionali capacità che alla sua morte fosse stato divinizzato, lo potremmo collocare ai tempi del regno di Osiride. Osiride era a capo dei superstiti di Atlantide diretti in Egitto circa nel 10000 a.C. Thot-Ermete, secondo Diodoro Siculo, era un grandissimo scienziato che aiutò Osiride nell'opera civilizzatrice in Egitto. Ecco cosa dice Diodoro nella sua Biblioteca Storica (libro I, 15-16):
"Tra tutti - aggiungono - Osiride teneva nel più alto grado di considerazione Ermes, perché fornito di naturale sagacia nell'introdurre innovazioni capaci di migliorare la vita associata. Secondo la tradizione, infatti sono opera di Ermes l'articolazione del linguaggio comune, la denominazione di molti oggetti fino ad allora privi di nome, la scoperta dell'alfabeto e l'organizzazione dei rituali pertinenti agli onori e ai sacrifici divini. Egli fu il primo ad osservare l'ordinata disposizione degli astri e l'armonia dei suoni musicali secondo la loro natura; fu l'inventore della palestra e rivolse le sue cure allo sviluppo ritmico del corpo umano. Inventò anche la lira con tre corde fatte di nervi, imitando le stagioni dell'anno: adottò infatti tre toni, acuto, grave, medio, in 
sintonia rispettivamente con estate, inverno, primavera. Anche i Greci furono da lui educati nell'arte dell'esposizione e dell'interpretazione, vale a dire l'arte dell'ermeneutica, e per questa ragione gli hanno dato appunto il nome di Ermes. In generale Osiride ebbe in lui il suo scriba e sacerdote: a lui comunicava ogni questione e ricorreva al suo consiglio nella stragrande maggioranza dei casi. Invece di Atena, come credono i Greci, sarebbe stato Ermes a scoprire la pianta dell'ulivo". Come si può capire Ermes era il "factotum" di Osiride. Ermes svolse ogni genere di mansione e tentò di portare un po' di ordine nel disordine generale causato dalla fine della civiltà. Probabilmente Thot (o in qualunque altro modo lo si voglia chiamare) aveva lasciato dei testi dove cercava di preservare il suo sapere, che sono stati tramandati di generazione in generazione fino all'epoca ellenistica, certamente estremamente diversi dagli originali. Inoltre, chissà quanti testi sono andati perduti! E ancora, il "giallo" dei segreti di Thot è precedente all'Ellenismo, ma già i relativi testi si cercavano ai tempi del Faraone Cheope e di Ramesse II. Infatti, nel mito riguardante Cheope, il Faraone viene a sapere che un mago conosce l'ubicazione delle camere segrete del tempio di Thot a Ermopoli e invia suo figlio Hordedef a cercare il mago di nome Giedi. Il mago aveva 110 anni, ma la forza di un giovane. Questi venne condotto a palazzo e disse a Cheope, dopo aver dimostrato di possedere i suoi poteri magici, di non conoscere dove fossero le camere, ma di sapere che avrebbe potuto trovare l'indizio determinante in una cassa nel tempio del Sole ad Eliopoli. Tuttavia gli preannuncia che non sarà lui a recuperare la cassa e che ci sarà il rovesciamento della dinastia regnante a favore dei figli della donna predestinata al recupero, moglie di un sacerdote di Eliopoli. Cheope cade nella disperazione, ma Giedi lo rassicura dicendogli che suo figlio e suo nipote avranno la corona. Il mago, infatti, innalzando le acque del Nilo ad arte, fa in modo che i figli di Cheope arrivino prima dei figli di Ra. Nel mito riguardante Ramesse II, suo figlio Setna voleva recuperare i libri della saggezza di Thot che si trovavano nella tomba di Neferkaptah. Dopo qualche esitazione, il padre acconsente e Setna apre la tomba e trova il libro. All'interno della tomba trova una donna con un bambino, che si trovava vicino alla salma di Neferkaptah, e dice a Setna che il libro gli porterà soltanto disgrazie. Per provare ciò racconta la storia piena di sciagure e di calamità che ha portato tutta la sua famiglia alla morte. Per prendere il libro Setna deve affrontare varie prove disputando con gli abitanti della tomba, ma alla fine riesce a impossessarsi del libro di Thot. Tuttavia anche Setna viene colpito da sciagure, ma riesce a rimediare in tempo e riporta il libro nella tomba  riconciliandosi con i suoi abitanti. Questi due miti ci servono per comprendere come le conoscenze del dio Thot fossero bramate nell'antico Egitto e in che modo venissero considerate. Forse le stanze segrete di Thot e la tomba di Neferkaptah sono le famose stanze dell'antica conoscenza perduta di Atlantide? Forse una di queste camere della saggezza si trova sotto la Sfinge? Sebbene i miti che ho esposto sopra abbiano un significato allegorico, i libri e le conoscenze occulte del Dio della sapienza sono stati oggetto di ricerca per millenni e chissà che un giorno, con la loro scoperta, non si pervenga ad aggiungere un fondamentale tassello alla dimostrazione dell'esistenza di Atlantide.

 
Tratto dal sito www.robertolapaglia.com
 
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